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Il 18° Summit BRICS+: a New Delhi nuova coesione e un decennio d'oro all'orizzonte

14-09-2026 16:46

Filippo Bovo

Il 18° Summit BRICS+: a New Delhi nuova coesione e un decennio d'oro all'orizzonte

Il 12 e 13 settembre scorsi hanno visto il Bahrat Mandapam di New Delhi ospitare il 18° Summit BRICS+. L'India, che ha coperto la presidenza dell'orga

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Il 12 e 13 settembre scorsi hanno visto il Bahrat Mandapam di New Delhi ospitare il 18° Summit BRICS+. L'India, che ha coperto la presidenza dell'organizzazione per il periodo 2025-2026, s'è trovata inserita proprio in questi ultimi mesi in un quadro storico e geopolitico quanto mai particolare, che con l'odierno conflitto in Medio Oriente ha finito con l'incidere significativamente sulla sua politica estera e strategica; mentre i BRICS+, dal canto loro, proprio in una situazione tanto precaria sono invece sempre più emersi come un faro di sicurezza a livello internazionale. Il tema ufficiale del Summit è stato quello di "Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability" ("Costruire per la Resilienza, l'Innovazione, la Cooperazione e la Sostenibilità"), con un approccio orientato a porre al centro l'Umanità al centro e il "Global South", il Sud Globale: alla luce dei nuovi eventi, non appare affatto casuale, pur immettendosi nel solco di una storica continuità politico-culturale che dalla sua fondazione caratterizza l'agenda di questa organizzazione. 


Non solo il conflitto in Medio Oriente, che coinvolge alcuni membri dell'organizzazione come Iran ed EAU, ma anche quello in Ucraina, che vede analogamente inasprirsi il confronto tra Russia ed occidente, o ancora le politiche commerciali e le tariffe unilaterali dell'amministrazione Trump: molti sono, a ben guardare, i motivi che ad oggi percuotono l'ordine internazionale vedendo sempre più nazioni rivolgersi, soprattutto nel Sud Globale, ai BRICS+ come ad un punto di riferimento in grado di contrastare simili "volatilità". Tuttavia, un aspetto che i BRICS+ intendono escludere, a maggior ragione in momenti così fragili, è un'immagine di "blocco anti-occidentale": proprio come al recente Summit della SCO a Bishkek, anche in questo caso gli enti intergovernativi su cui poggia il sempre più palese ordine multipolare non intendono porsi come fattori di ostilità verso altre potenze, ma al contrario come partner ed interlocutori pronti a tessere anche con loro un costruttivo e profittevole dialogo. La cooperazione, non è un caso, è da sempre tra i concetti alla base di organizzazioni come, in questo caso, i BRICS+. 


La volontà di costruire che caratterizza i BRICS+ è evidenziata proprio dal caso indiano: New Delhi, per molto tempo, ha perseguito una politica estera che non sempre è parsa omogenea agli interessi comuni dell'organizzazione, ad esempio vivendo ripetuti casi di conflittualità con la Cina (dalle tensioni lungo la frontiera alla partecipazione nel QUAD organizzato dagli Stati Uniti nell'Indo-Pacifico, oltre al progetto dell'IMEC spesso presentato in senso apertamente anticinese ed anti-BRI) o entrando in contrasto con l'Iran nell'odierna guerra scatenata da Israele e Stati Uniti (un problema che, del resto, e vale anche per l'IMEC, ha coinvolto pure gli EAU). Ciò non toglie che i membri BRICS+ siano riusciti a convergere su una dichiarazione congiunta con cui il Summit ha potuto positivamente concludersi: qualcosa di ben diverso da ciò che avevamo ad esempio visto in occasione del recente G20 Finanza di soli alcuni giorni fa. Mentre BRICS+ e SCO concludono sempre armonicamente eventuali divergenze tra i partner, non così possiamo dire per altri poli istituzionali in cui storicamente i paesi occidentali hanno sempre cercato di detenere od effettivamente detenuto un potere condizionatorio, anche a costo di far fallire una pur necessaria intesa finale. 


A livello di partecipanti, tra presidenti e premier dei vari paesi membri e partner, l'organizzazione ha visto convenire a questo Summit, oltre al padrone di casa Narendra Modi, il russo Vladimir Putin, il cinese Xi Jinping, l'iraniano Masoud Pezeshkian, il sudafricano Cyril Ramaphosa, l'indonesiano Prabowo Subianto, l'etiopico Abiy Ahmed Ali, l'egiziano Abdel Fattah el-Sisi, il vietnamita Le Minh Hung, l'emiratino Mohamed bin Zayed al Nahyan, il brasiliano Mauro Viera, il malese Anwar Ibrahim, il kazako Kassym-Jomart Tokayev, il bielorusso Maxim Ryzhenkov, l'uzbeko Jamshid Kuchkarov, il thailandese Sihasak Phuangketkeow, il burundiano Evariste Ndayishimiye e l'ugandese Jessica Rose Epel Alupo, oltre a  delegazioni boliviane, cubane e nigeriane. Figuravano altresì il Segretario Generale ONU, Antonio Guterres, e le relative figure apicali dell'OMS, del WTO, dell'ASEAN, di New Dewelopment Bank o ancora dell'AIIB. 

 

E' stato un incontro all'insegna del pragmatismo e della cordialità, tra incontri bilaterali, "diplomazia automobilistica" come visto tra Modi e Putin, o ancora importanti segni di riavvicinamento tra Modi e Xi; a dare un forte contributo ad incrementare una costruttività già nell'aria prima dell'inizio del Summit, la cultura, che da sempre è veicolo di contatto ed apprezzamento tra realtà diverse tra loro. La visita dei leader al "Bahrat Innovates Exibition" è stata, sotto quest'aspetto, un forte incentivo, oltre ad un'importante occasione per Modi d'illustrare ai suoi ospiti i progressi indiani nel campo delle tecnologie digitali. In generale, come notato anche dalle significative ricomposizioni tra Iran ed EAU, questo Summit è stato un momento di cui tutti i membri BRICS+ sentivano un forte bisogno, a ribadire la "centralità costruttiva" di un'organizzazione che fa della pacifica cooperazione l'architrave di un nuovo e più equo ordine globale multipolare. 


Ma non si tratta ovviamente solo di questo. Come descritto proprio dall'ultima fonte citata, ciò che emerge pare molto di più di un quadro di ribadita e rinsaldata armonia multilaterale. Malgrado in passato alcuni membri dell'organizzazione, come ad esempio proprio l'India, si siano trovati in una posizione conflittuale rispetto agli altri su temi d'interesse comune, proprio su ciò che maggiormente aveva diviso, ovvero la crisi in Medio Oriente, è stata costruita la prima base di una rilanciata ed armonica unità. In base al principio di "L'Umanità prima di tutto", Modi sotto quest'aspetto è riuscito a confermarsi un buon diplomatico, capace di restituire al suo paese una piena sintonia con tutti gli altri partner. Il confronto con Pezeshkian su argomenti fortemente sentiti come la partecipazione indiana al porto di Chabahar e il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC), abbinato a quello coi rappresentanti sauditi ed emiratini sui progetti di logistica locale, indicano un'India desiderosa di reinserirsi in un maniera propositiva in un quadro geopolitico che scelte precedenti avevano messo in forte discussione. 

 

Anche in questo caso, come già notato al recente vertice SCO, non è passata inosservata la forte armonia che tutti i partecipanti hanno raggiunto, tramite la Dichiarazione di New Delhi, nella lotta al terrorismo e nella riforma della governance. Si tratta di una marcata condanna ad ogni forma di terrorismo, dalle reti terroristiche transfrontaliere al loro supporto statale, oltre alle relative forme di sostegno finanziario, fino ancora al cyberterrorismo. In un momento come oggi, nulla di tutto ciò appare casuale o fuori luogo, tanto più tenendo conto proprio della situazione patita da Gaza e delle preoccupazioni intorno ad attacchi ai siti nucleari, su cui la Dichiarazione entra nel merito. In generale, la Dichiarazione è un testo molto lungo, di 45 pagine e con 140 paragrafi: nel riaffermare lo "spirito BRICS+" di rispetto reciproco, uguaglianza sovrana, solidarietà, democrazia, apertura, inclusività, collaborazione e consenso, si concentra su tre pilastri storicamente fondanti dell'organizzazione come politica e sicurezza, economia e finanza, e cultura e scambi tra popoli, oltre che sulla promozione di un ordine internazionale riformato, più rappresentativo, equo e multilaterale. Di conseguenza, ribadito è l'impegno ad una riforma più equa dell'ONU, a partire dal Consiglio di Sicurezza, in modo da dare al Sud Globale maggior voce e rappresentatività; ma anche all'ordine stabilito da Bretton Woods, incarnato dal FMI e dalla BM, al fine di garantire maggior quota e potere di voto alle economie emergenti e in via di sviluppo, oltre ad un riallineamento alla nel frattempo mutata realtà odierna. 

 

Sempre in materia economica, non passa inosservata l'enfasi all'uso delle valute nazionali e a sistemi di pagamento interoperabili e meno assoggettabili a volontà unilaterali: il richiamo alle rinnovate politiche sanzionatorie di cui oggi l'Iran è uno dei principali ma non solo bersaglio appare quantomai evidente. Il riposizionamento centrale della New Development Bank e l'impegno nei progetti logistici e nelle catene del valore indicano, nel "decennio d'oro" annunciato da Xi Jinping, con la Cina che coprirà la presidenza dell'organizzazione proprio per l'anno a venire, anche una rilanciata epoca di grandi costruzioni tese a collegare ed avvicinare i popoli e le loro economie. Ciò, tuttavia, non si limiterà unicamente a corridoi di trasporto fisico, ma anche a reti digitali a controllo pubblico e allo sviluppo di un'AI sicura, affidabile, inclusiva, energicamente efficiente ed orientata al Sud Globale; la democratizzazione delle moderne tecnologie costituisce dunque uno dei tasselli di questo "decennio d'oro", secondo lo spirito della Conferenza di Shanghai su internet e l'AI, e non solo. Così pure per quanto riguarda l'agricoltura e la sicurezza alimentare, o ancora la salute, l'ecologia o gli scambi culturali tra popoli. Se il 2026 ha visto i BRICS+ ritrovare la loro coesione, il 2027 li vedrà accelerare i grandi cambiamenti che il mondo, oggi, non può più permettersi d'aspettare.
 

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