
In un momento così turbolento e ricco di sviluppi come l'odierno, la visita di Xi Jinping al Cairo, dov'è stato ricevuto da Abdel Fattah al-Sisi, non passa di certo inosservata: anche perché si correla ad un importante evento che l'ha preceduta, il vertice della SCO di Bishkek del 31 agosto - 1 settembre, dove l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha espressamente messo dei duri paletti alle politiche unilaterali USA, prime tra tutte le recenti sanzioni "frontali" contro l'Iran. L'uso sanzionatorio del dollaro e l'unilateralismo economico sono stati severamente condannati, in un Vertice che ha visto l'intera SCO (di cui Iran ed Egitto sono parte, rispettivamente come membro a pieno titolo e partner osservatore) esprimere condoglianze a Teheran e alle famiglie iraniane per l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e dei loro cari.
Tra l'altro, proprio in questi giorni l'amministrazione Trump ha avviato una procedura per tagliare il circuito dei corrispettivi in dollari alla filiale negli EAU dell'egiziana Banque Misr, con l'accusa d'aver facilitato transazioni per oltre 1,8 miliardi a reti finanziarie e società di copertura iraniane. L'Egitto ha tuttavia proseguito per la sua strada, e in un comunicato congiunto la sua Banca Centrale e quella degli EAU hanno confermato che le attività proseguiranno di Banque Misr come sempre avvenuto. Nel loro incontro al Cairo, Xi e al-Sisi hanno ribadito la comunità ostilità alle misure unilaterali USA, definendole una forma di "bullismo". Anche l'avallo degli EAU delle volontà egiziane testimonia la riluttanza di paesi che, sopratutto nel caso di Abu Dhabi, per quanto considerati storicamente buoni alleati degli USA, non possono per questo motivo soddisfare anche il loro imperativo di suicidarsi. Un vecchio detto ricorda che a furia di tirare la corda...
L'incontro tra i due leader è stato caratterizzato da vari ed elevati momenti di sintonia: dopotutto, l'Egitto fu tra i primi paesi a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, ricevendo nel 1956 la visita dell'allora Primo Ministro cinese, Zhou Enlai. Questi, alla Conferenza di Bandung di un anno prima, aveva incontrato l'allora giovane Presidente egiziano, Gamal Abdel Nasser: era l'epoca d'oro del Movimento dei Non Allineati, che oggi sembra conoscere una sua nuova e gradita rinascita. Ma, oltre alla storia, a legare i due paesi sono anche altri accordi di prima attualità, come evidenziato ad esempio dalle Operazioni militari congiunte “Eagles of Civilization”, tra forze dell'aeronautica militare cinese ed egiziana. Coprendo oltre 6000 km, aerei cinesi come i mezzi da rifornimento YY-20A e i caccia multiruolo J-16, o ancora gli J-10CE e gli Stealth J-35, sono giunti al Cairo, in addestramenti che ne hanno testimoniato la forte valenza rispetto agli F-16 e Dassault Rafale dell'aeronautica egiziana. Rafforzare l'uscita dal monopolio militare occidentale, per l'Egitto ed altri paesi del Sud del Mondo, significa anche rafforzarne la deterrenza, la sicurezza.
Ma è anche un altro elemento, di politica non soltanto regionale, ad entrare in gioco in questa visita: quello relativo ai dossier del Nilo e del Mar Rosso. Sulla disputa sorta intorno alla GERD (la Grand Ethiopian Renaissance Dam) sul Nilo Azzurro in Etiopia, la posizione cinese è univoca: il Nilo costituisce una "linea della vita" per Il Cairo, riconoscendone il diritto inalienabile e la sovranità a proteggere la propria sicurezza idrica dinanzi all'unilateralismo di Addis Abeba. I vecchi trattati, la cui validità è già stata più volte ribadita anche presso la CIG (Corte Internazionale di Giustizia), vanno dunque rispettati. Quanto al Mar Rosso e al Corno d'Africa, dove l'Etiopia preme sull'Eritrea con analoghe pretese territoriali relative al porto di Assab, già in passato ripetutamente confutate a livello internazionale, i due Presidenti hanno del pari riaffermato il principio del rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità degli Stati contro le ingerenze esterne e le pretese unilaterali.
Per l'Etiopia, che in questo momento si confronta con tensioni in continua crescita nel proprio territorio, correre sempre più verso l'isolamento politico e regionale, spazientendo anche i suoi vecchi alleati ed interlocutori, non pare una saggia mossa: si va a tradurre in sempre maggior precarietà per il governo di Abiy Ahmed, proprio mentre s'affacciano anche nuove frizioni con altri suoi vicini, come il Sudan, dove ha sin qui sostenuto la guerra civile portata avanti dalle RSF. Le tensioni, ormai, non sono più soltanto interne, con movimenti come TPLF, FANO, OLA ed altri ancora, dal Tigray all'Afar, dall'Amhara all'Oromia, fino all'Ogaden e via dicendo; ma anche con l'Eritrea e il Sudan, oltre che con l'Egitto: ironia della sorte, dinanzi all'unilaterale politica della guerra e della provocazione continua, si sono uniti quei movimenti come quei paesi.
E pensare che era stato proprio Isaias Afewerki, Presidente eritreo, a consigliare il capo del TPLF, Meles Zenawi, a non compiere la secessione dall'Etiopia in quel 1991 che aveva visto cadere il regime di Menghistu e il paese andare in pezzi: se l'Eritrea aveva le sue ragioni storiche e giuridiche per tornare all'indipendenza che le era stata negata nell'immediato Dopoguerra, dopotutto non così poteva dirsi per il Tigray, che il TPLF mirava invece a rendere un nuovo Stato a sua volta. Così Meles si pose a capo dell'Etiopia, in una coalizione che riuniva anche gli altri movimenti del paese, e grazie letteralmente all'intercessione eritrea quello che era stato l'Impero di Haile Selassie non andò in pezzi. Se c'è stato un paese, sin qui, che ha tutelato l'unità politica e territoriale dell'Etiopia, paradossalmente, quello è stato proprio l'Eritrea: il ringraziamento s'è visto nel 1998-2000, negli anni successivi e così di nuovo ora. Abiy, che forse difetta in saggezza ma non in egotismo, s'è alienato la pazienza di tutti; ma in fondo al vicolo cieco solo il buio è profondo.
A meno che Pechino, da paese ostile ai fomentatori di conflitti e paciere tra dispute anche lontane dai suoi confini, non trovi modo di ricomporre quella grande regione che altri, dall'esterno, hanno dato alle fiamme: quella grande regione che unisce la Valle del Nilo, il Corno d'Africa e il Mar Rosso, e il cui desiderio di pace, oggi come sempre, è giusto ascoltare e rispettare.
