
In un articolo dello scorso 17 luglio, l'americana Axios ha annunciato che la Cina ha ormai cancellato la leadership USA nel campo dell'AI. China just erased America's AI lead, raramente s'era visto da un'importante testata americana un titolo tanto eclatante, soprattutto nell'ammettere una sconfitta così imbarazzante.
La cinese Kimi K3, un potente modello di linguaggio sviluppato dalla Moonshot AI di Pechino, col suo recente lancio ha sbalordito osservatori e programmatori, dando un duro scossone alla Silicon Valley. Il livello segnato da Kimi K3 è tale da sovrastare modelli che Washington riteneva destinati ad un lungo predominio, come Fable 5 di Anthropic e GPT-5.6 Sol di OpenAI: i resoconti forniti dall'ente di valutazione AI Arena parlano infatti chiaro. Kimi ha superato Anthropic Opus 4.8, con costi operativi inferiori del 40% e, a differenza dei suoi concorrenti USA, destinati a rimanere in forma premium e a sorgenti chiuse, sarà resò disponibile anche in formato open-weight, permettendo ad aziende e governi di usarlo sui loro sistemi personalizzandolo. La maggior apertura e flessibilità dei modelli cinesi, giacché il caso di Kimi non è certo l'unico considerando altri casi come Qwen e DeepSeek, fa sì che il numero dei potenziali interessati a livello internazionali risulti assai maggiore rispetto a quello dei concorrenti americani.
Fino a pochi giorni fa, i dirigenti politici americani ritenevano che la grande corsa cinese nell'AI non li dovesse preoccupare, giudicando i modelli USA in vantaggio di almeno sei-dodici mesi rispetto ai concorrenti del Dragone. Addirittura, secondo un resoconto del centro prove dell'AI del governo USA uscito nello scorso aprile, l'ultimo modello di DeepSeek era stimato con un ritardo di otto mesi rispetto alla media dei migliori modelli americani. Il successivo arrivo di Kimi K3 ha tuttavia scompaginato tutte le previsioni, suggerendo l'idea di un crollo assai più rapido del previsto: i funzionari americani, probabilmente, avevano giudicato le capacità di crescita ed espansione tecnica cinese secondo il loro metro, e non rapportandosi alla realtà cinese di cui evidentemente sanno ancora piuttosto poco; o non vogliono accettare di saperne di più, quantomeno non in quel senso. Gli errori di valutazione, si sa, sono sempre frutto di precedenti errori ovvero rifiuti di comprensione, e sotto questo aspetto parrebbe che nel caso americano non sia affatto una novità.
Come già detto, l'arrivo di modelli di linguaggio con prestazioni all'avanguardia, costi inferiori del 40% e personalizzabile e gestibile a proprio piacimento, è senz'altro una proposta molto ghiotta per numerosi governi, imprese ed organizzazioni. Tra l'altro, ciò permette loro di dotarsi di una maggiore sicurezza, uscendo da circuiti informatici sotto il controllo di aziende a loro volta espressione, per una ragione o l'altra, di governi stranieri con una già nutrita storia di spionaggio nella sicurezza interna di altri Stati, vale a dire i governi USA. Abbiamo già visto un precedente con l'allontanamento di molti paesi da sistemi operativi USA, come in primo luogo Windows, dopo che le loro aziende ed istituzioni pubbliche hanno adottato sistemi operativi propri, sviluppati su Linux. Seppur sbrigativamente, e forse impropriamente, potremmo dire che l'espansione e la crescita di popolarità di Linux all'estero, a cominciare proprio dalla cinese Deepin, abbia preceduto il fenomeno che oggi ci prepariamo a vedere nel campo dell'AI: come è più affidabile e sicuro un Linux proprio e personalizzabile, così pure lo è un analogo modello di linguaggio AI.
Ma proprio per questa ragione, secondo la visione dei funzionari USA, il fenomeno oggi in corso potrebbe costituire un pericolo vitale: dinanzi a modelli di AI più liberi, accessibili e competitivi, crollano molte delle ragioni che contribuiscono a tenere in piedi il potere di determinazione dei prezzi dei laboratori USA, le grandiose valutazioni sul loro vantaggio tecnologico e i relativi investimenti in centinaia di miliardi di dollari per realizzare data center sempre più vasti e faraonici. I modelli cinesi riescono a fornire migliori prestazioni a migliori condizioni, e senza tutte quelle scusanti. In una parola, il confronto “sleale”, come intuibilmente la dirigenza USA è portata a percepirlo, provoca il crollo della bolla dell'AI o quantomeno ne avvicina la possibilità. Esercitare immense pressioni su governi ed imprese tentata dall'adozione di modelli di linguaggio alternativi a quelli USA, pertanto, per Washington potrebbe essere una facile tentazione, un po' come avviene quando qualche altro Stato tenta di vendere le proprie risorse in valute differenti dal dollaro americano.
Che negli USA sia già fioccata l'accusa di “slealtà” verso la concorrenza cinese, è un dato di fatto: ad esempio Anthropic ha accusato Moonshot AI e altri sviluppatori cinesi di condurre processi di “distillazione” su scala industriale, usando “presumibilmente” milioni di scambi con modelli americani avanzati al fine di addestrare i propri sistemi. Ma, appunto, è quel “presumibilmente” adottato nel linguaggio di Anthropic a lasciare perplessi: in assenza di prove certe, è solo diffamazione o poco ci manca. Sempre secondo Axios e le sue fonti, Pechino sarebbe poi riuscita ad ottenere chip Nvidia soggetti a restrizioni, tramite estese reti di contrabbando: tuttavia sappiamo quanto veritiera sia stata sin qui, insieme alle sue stesse fonti, la prestigiosa Axios. Basti pensare a quante vere e proprie fantasticherie abbiamo visto sin qui sul conflitto tra USA e Iran.
Intanto, negli USA e non solo, crescono le campagne e le pressioni affinché siano adottate serie regolamentazioni per l'AI; ma per i modelli di linguaggio americani ciò andrebbe a tradursi in nuovi ostacoli, proprio mentre la Cina non fa altro che aumentare la velocità della sua corsa. Applicare restrizioni sui modelli concorrenti, stranieri e in primo luogo cinesi, invece tutelerebbe maggiormente i laboratori USA e le loro AI, ma sottoporrebbe anche il pubblico all'estero alle medesime limitazioni, con effetti senz'altro controproducenti nel lungo periodo. In fondo, l'idea di sviluppare un protezionismo nel campo dell'AI appare già di per sé piuttosto… fantascientifica, per non dire altro. Ma, poiché già se ne vedono dei segnali, non tarderemo a rioccuparcene.
