
Nessuno ha mai dato a Benjamin Netanyahu, un leader sempre più isolato nella sua regione e che ha sanguinosamente fallito ogni sua guerra sin qui avviata, ciò che gli hanno dato il Presidente libanese Joseph Aoun e il premier Nawaf Salam. L'accordo firmato tra i due paesi lo scorso 26 giugno sotto lo sguardo compiaciuto del Segretario di Stato USA Marco Rubio è infatti un immenso regalo per Israele, a spese unicamente del Libano e dei libanesi. Washington, per liberarsi del "ricatto" del piccolo alleato israeliano (che mira a mantenerla quanto più all'interno della catena di conflitti in Medio Oriente), l'ha accontentato regalandogli la sovranità libanese: un'impresa non troppo difficile, considerando che Aoun e Salam sono di fatto due suoi "assets", risorse a cui sostanzialmente comandare a proprio piacimento. Andrebbe peraltro aggiunto, a piccola chiosa, che con questo accordo gli USA pensano pure di "tagliare la strada" a quanto prospettato dall'accordo che hanno firmato con Teheran, che impone una pace piena su tutti i fronti, Libano compreso: insomma, vorrebbero dipingersi, almeno agli occhi della propria opinione pubblica (le elezioni sono vicine, dopotutto) come coloro che davvero hanno "portato la pace" in Libano, proprio come a Gaza (dove, infatti, il famoso accordo paracadutato da Trump, analogamente in favor di Israele, ha da subito fatto acqua da tutte le parti, data la sua non attinenza con la realtà sul campo, ed appare ormai morto e sepolto, insieme a tutti i "frutti" che prometteva di portare).
L'accordo di 14 punti presentato lo scorso 26 giugno, infatti, appare ben lontano dal rispettare e tutelare la sovranità libanese; e ne è prova, oltre ad una serie di punti che contiene, anche l'allegato di sicurezza aggiuntivo e rimasto a lungo segreto, che impone condizioni ancor più umilianti. In pratica, non solo Israele al momento evacuerebbe solo da due "aree pilota" (di cui una in realtà neanche mai del tutto occupata ed ormai già evacuata, e l'altra già programmata per l'evacuazione da parte dell'IDF per via della montante pressione di Hezbollah), ma abbandonerebbe le altre aree del meridione libanese (sempre in base al principio delle "zone pilota") unicamente in base al livello dell'avanzamento del programma di disarmo di Hezbollah (che ai negoziati non ha fatto parte, ed è comunque contraria a priori) da parte dell'esercito libanese (a sua volta ostile ad obbedire, col capo di Stato maggiore che s'oppone al Presidente e lo considera giustamente traditore, e piuttosto si schiererebbe proprio con Hezbollah). Israele si riserverebbe peraltro l'occupazione di una fascia di sicurezza più a sud e militari americani nel ruolo di supervisori e garanti assisterebbero al fantomatico processo di disarmo, con la presidenza e il governo libanesi che per velocizzarne e snellirne l'andamento fornirebbero ad Israele col tramite USA i nomi di tutti i vertici dell'esercito libanese ritenuti meno collaborativi o più vicini ad Hezbollah.
Non è difficile immaginare che se Aoun, cristiano maronita, chiedesse la testa di qualche alto grado del suo esercito, finirebbe insieme al suo premier molto male: tant'è che proprio il premier Salam, sunnita, in una conversazione telefonica col Presidente del Parlamento, Nabih Berri, sciita, gli ha confessato d'essersi cacciato con questo accordo proprio in un brutto guaio. La risposta di Berri è stata la più logica: uscire dall'accordo e prenderne le distanze, dimostrando una volta tanto un po' d'amor patrio. Peraltro, è un accordo che, per quanto forzato, mai riuscirebbe a funzionare: Hezbollah non è mai stata consultata, con Israele, USA e Libano che hanno deciso per lei. Gli USA hanno così potuto ridurre almeno in parte la pressione politica e diplomatica subita da Israele con un bel regalo a spese della sovranità del Libano, alleato ai loro occhi decisamente assai più "secondario": l'onere del disarmo di Hezbollah non spetta più ad Israele, che s'era intestata questo obiettivo allorché aveva avviato le operazioni nel sud del Libano, e la sua presenza in territorio libanese è argomento non più illegale vista l'ormai ottenuta approvazione della stessa Beirut. Oltretutto, dal momento che mai un disarmo (e soppressione) di Hezbollah davvero vi sarà, Israele potrà non soltanto prendersela comoda in territorio libanese, ma far decapitare su suo ordine dalle stesse autorità di Beirut tutti quei capi dell'esercito che non riterrà collaborativi: vale a dire che, se non potrà ottenere la "demolizione" di Hezbollah, potrà quantomeno disporre un indomani di un Libano ancor più infiltrato dai suoi apparati di quanto già lo sia oggi, con un esercito libanese trasformato per giunta in una sua milizia fedele e funzionale all'IDF.
Viste però le grandi fratture tra un progetto tanto fantasticato e la realtà, che dice ben altro, abbiamo già capito che mai questo accordo riuscirà a funzionare. Creerà però una maggior tensione nel Libano, tanto da condurlo ad una guerra civile assai più accesa e violenta di quella attuale; e, dati i rapporti di forza sul campo, il confronto non andrà esattamente a favore dei sostenitori dell'accordo. Quella libanese non è più una semplice guerra civile, aggravata dall'occupazione straniera, ma è ormai una guerra di liberazione anticoloniale: e se ne vedono già i segni. Peraltro, se guardiamo alla composizione dell'esercito libanese, non è difficile capire come andranno le cose: almeno il 65% dei suoi componenti è musulmano (35% gli sciiti, forza trainante soprattutto tra le truppe regolari e i sottufficiali, 30% i sunniti), e il 35% cristiano (in gran parte maroniti, seguiti da greco cattolici e greco ortodossi, disposti prevalentemente nei gradi più alti, in ogni caso divisi per legge a metà tra musulmani e cristiani). In base al Patto Nazionale del 1943 e all'Accordo di Taif del 1989, i ruoli di comando sono così suddivisi: Capo dell'Esercito, cristiano maronita; Capo di Stato Maggiore, druso; Segretario Generale dell'Alto Consiglio di Difesa, sunnita; Direttore Amministrativo Generale, sciita; Ispettore Generale, greco ortodosso; membri generali dell'Ispettorato, greco cattolici; analoghi principi di suddivisione confessionali sono stabiliti poi per tutti gli altri corpi dello Stato, come servizi segreti, governo, parlamento, banca nazionale, organi economici, ecc (ad esempio, il Direttore del servizio d'intelligence estero e frontaliero è sciita, il capo della Polizia nazionale sunnita, e il Direttore della Sicurezza di Stato è greco cattolico, il Presidente della Repubblica maronita, il primo ministro sunnita, il portavoce del Parlamento sciita, il capo della Segreteria di governo greco ortodosso, ecc). Americani ed israeliani hanno fatto i conti senza l'oste, Presidente e premier libanesi si sono confermati non al servizio del loro Paese e del suo interesse nazionale, ma soggiacenti alle ingerenze e alle volontà neocoloniali altrui, e la piazza (ma non solo quella) in Libano ribolle.
