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Non solo Ginevra, ma anche altri negoziati. L'asse Iran-Oman

24-06-2026 18:00

Filippo Bovo

Non solo Ginevra, ma anche altri negoziati. L'asse Iran-Oman

Mentre gli occhi sono tutti concentrati su Ginevra, anche altri accordi sembrano destinati ad imprimere in modo profondo e duraturo sui futuri equilib

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Mentre gli occhi sono tutti concentrati su Ginevra, anche altri accordi sembrano destinati ad imprimere in modo profondo e duraturo sui futuri equilibri del Medio Oriente. E' ad esempio il caso della nuova convergenza tra Iran ed Oman, che dà vita ad un “asse di stabilità” per lo Stretto di Hormuz. La guerra di aggressione israelo-americana all'Iran, anziché portare ad un allontanamento dei paesi arabi e mediorientali da Teheran, con la prospettiva di estesi scontri fratricidi a beneficio degli obiettivi di predominio regionale di Israele, li ha stimolati a cercarsi e ad unirsi negli sforzi per contrastare quella che a tutti, unanimemente, è a quel punto parsa come una mortale trappola esterna. Ecco spiegarsi, allora, il quartetto STEP tra Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan, o ancora il nascente partenariato strategico tra Iran ed Oman per una comune gestione dello Stretto. 

 

La recente visita di alto livello del Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e del Ministro degli Esteri Abbas Aragchi a Mascate, dove hanno incontrato il Sultano Haitham bin Tariq e il Ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr Al Busaidi, rappresenta l'ultimo tassello di una relazione bilaterale profonda e pragmatica, che vede i due Paesi concordare sulla costituzione di un gruppo di lavoro congiunto tra le rispettive diplomazie per la futura gestione della navigazione nello Stretto, sui suoi servizi marittimi e i relativi costi, in consultazone con gli altri Stati costieri. Proprio come lo STEP, anche questo nascente partenariato indica una sempre maggiore sovranità nella regione da parte degli attori locali, indicando una decolonizzazione accelerata e un rapido passaggio ad un nuovo ordine politico e sicuritario regionale. 

 

Storicamente parlando, Iran ed Oman non sono certo due estranei, coltivando legami dalle antiche radici. L'ascesa al trono del Sultano Qaboos bin Said, nel 1970, portò all'istituzionalizzazione dei rapporti tra Teheran e Mascate, con l'Iran al tempo ancora monarchico che nel 1972 fornì all'Oman un'assistenza militare decisiva per il controllo dell'insurrezione nel Dhofar. A differenza degli altri membri del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo), l'Oman non ha mai percepito l'Iran come una minaccia esistenziale neppure in seguito alla Rivoluzione Islamica del 1979, puntando a conservarvi relazioni stabili anche nei momenti di maggiore crisi regionale in ambiti che non si sono mai limitati alla sola sicurezza marittima, alle operazioni di ricerca e salvataggio o al pattugliamento congiunto dello Stretto. 

 

Come Paese a maggioranza kharigita, caso unico nel CCG e nel contesto mediorientale, ha sempre avuto una spiccata vocazione alla mediazione, consentendogli in più occasioni di veicolare un dialogo indiretto tra Teheran e il resto dei suoi interlocutori, regionali od extraregionali che fossero. Tant'è che nel corso degli anni Teheran e Mascate hanno stabilito varie intese, come gli accordi di sicurezza del 2010 e il memorandum di cooperazione militare del 2013, mentre il commercio bilaterale, favorito da trattamenti preferenziali, negli anni non ha fatto altro che lievitare. 

 

Mascate ha inoltre avuto un ruolo chiave nel mediare per l'accordo JCPOA del 2015 tra USA e Iran, o ancora nei negoziati che hanno preceduto l'attacco israelo-americano del 28 febbraio, visto come un cocente tradimento dalla diplomazia e dai vertici omaniti: le parole allora pronunciate da Badr Al Busaidi non dovrebbero essere dimenticate. Ancora, l'Oman ha avuto un ruolo fondamentale pure nelle mediazioni con cui la Cina ha ricucito i rapporti tra sciiti e sunniti, Iran ed Arabia Saudita: quel nuovo abbraccio, come vediamo, non solo non si è rotto con l'attacco israelo-americano a Teheran, come Washington e Tel Aviv avevano invece auspicato, ma si è al contrario persino rafforzato.

 

Lo Stretto di Hormuz è il cuore del nuovo partenariato. Prima del conflitto, vi transitava il 20% dell'energia mondiale, e Iran ed Oman hanno sempre concordato nell'imperativo di mantenerlo stabile, aperto e sicuro per la navigazione internazionale. La visita dello scorso 23 giugno si pone in questo contesto come un capitolo essenziale nell'attuazione del memorandum firmato tra USA ed Iran: stabilendo nuove disposizioni amministrative, sui servizi marittimi e i loro costi, il nuovo gruppo bilaterale realizza de facto ciò che secondo Washington non sarebbe ancora nemmeno de iure. Una gestione condivisa dello Stretto afferma la sovranità regionale rispetto alle interferenze esterne e riduce i rischi di nuove escalation sgradite a tutti gli attori locali. 

 

Iran ed Oman condividono pragmaticamente una visione di de-escalation e dialogo regionale, nutrita anche da tutti gli altri partner locali, ben oltre il solo CCG. La mutualità nelle intese e nei punti di vista tra i tanti attori mediorientali porta oggi ad un Medio Oriente ancora più unito e coeso di quanto non potesse essere prima degli attacchi israelo-americani: un'ulteriore prova, questa, del loro fallimento, dacché in definitiva sono unicamente serviti proprio ad accelerare anziché impedire la fine del vecchio predominio israelo-americano nella regione.

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