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Non solo Ginevra, ma anche altri negoziati. La ''NATO islamica''

23-06-2026 22:00

Filippo Bovo

Non solo Ginevra, ma anche altri negoziati. La ''NATO islamica''

Sin dagli ultimi mesi dello scorso anno, un inedito meccanismo di consultazione quadrilaterale è emerso tra Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan

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Sin dagli ultimi mesi dello scorso anno un inedito meccanismo di consultazione quadrilaterale è emerso tra Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan (STEP), conoscendo uno sviluppo ancor più rapido nel 2026. Ne sono prova le riunioni, ormai sempre più frequenti, tra i loro ministri degli Esteri (a Riyad il 19 marzo, ad Islamabad il 29 marzo e ad Antalya il 17 aprile, a margine del contemporaneo Antalya Diplomatic Forum, o ancora l'ultima, al Cairo lo scorso 21 giugno), a suggellare un'intesa da molti appellata come "NATO islamica". Tuttavia questo nascente organismo, non disponendo ancora di vincoli reciproci equiparabili al famoso Art. 5 della NATO, non pare adeguatamente prestarsi a tale e sbrigativo paragone. Le sue radici affondano sì nello Strategic Mutual Defense Agreement (SMDA) siglato tra Arabia Saudita e Pakistan nel settembre 2025, ma quel principio di mutua difesa allora affermato tra i due Paesi non è stato infatti ancora esteso agli altri due membri del quartetto nel frattempo venutosi a formare. In generale, anche lo stesso epiteto di “NATO islamica” accusa il provinciale eurocentrismo di quanti, ad Occidente, così hanno voluto definire un'intesa con tutt'altro nome e finalità.

 

Ad oggi, i quattro Paesi puntano infatti a coordinare soprattutto un comune approccio diplomatico a questioni regionali di stringente attualità e che a diverso titolo li vedono coinvolti, come la chiusura dei tanti conflitti che segnano il Medio Oriente, dall'Iran al Libano fino alla Palestina. Mentre portano avanti questi complesso lavoro di coordinamento diplomatico, teso ad influenzare le dinamiche della regione, procedono anche alla parallela costruzione di una più profonda cooperazione nella sicurezza e nella difesa, con esercitazioni congiunte, condivisione di intelligence, addestramento e produzione di armamenti. Ognuno può mettere sul tavolo i propri punti di forza: la Turchia, le tecnologie per la difesa convenzionale come i droni Baykar e il più forte esercito in area NATO; l'Egitto, le più grandi forze di terra della regione e della Lega Araba; il Pakistan, le tecnologie nucleari e forze militari di analogo rilievo nell'Asia Centrale; l'Arabia Saudita, le enormi disponibilità finanziarie, oltre ad un esercito con un arsenale molto più ricco e rodato rispetto ai non felici esordi del 2015, nella guerra allora condotta insieme agli EAU contro gli sciiti yemeniti. 

 

Le sinergie industriali e militari sono facili da intuire, e nondimeno quelle strategiche, data la possibilità di poter comunemente imporre una politica omogenea su rotte logistiche ed energetiche dall'Africa Orientale al Medio Oriente fino all'Asia Centrale. Non è pertanto solo la sinergia strategica e militare ad avere un peso, rafforzando l'ambizione dei quattro partner a stabilire una maggior assertività verso Washington e Tel Aviv, ma anche il peso politico: con oltre 500 milioni di abitanti, sparsi dal Mediterraneo all'Oceano Indiano, il nuovo quadrilatero STEP acquisisce infatti un'influenza capace di proiettarsi ben oltre i confini di tale macroregione. Non ha mire anti-occidentali, pur non nascondendo una crescente diffidenza verso Washington, e punta a difendere una regione, il Medio Oriente, che con le aree limitrofe ha visto nel 2026 la rapida ed impressionante evaporazione della vecchia e già declinante egemonia americana. Si pone in sostanza come un polo sunnita sempre più pragmatico ed incisivo nelle relazioni tra Iran ed Israele, stabilizzatore delle rotte commerciali ed interlocutore delle varie potenze extraregionali. 

 

Nei suoi rapporti con l'Iran e l'Asse della Resistenza, ugualmente non manifesta aggressività: al contrario, il suo sviluppo è stato accelerato proprio dall'aggressione israelo-americana a Teheran, che l'ha portato ad un crescente rifiuto degli obiettivi di egemonia militare regionale e di “Grande Israele” propugnati da Tel Aviv e dai suoi sostenitori di Oltreoceano. Il ruolo di mediatore del Pakistan nel conflitto all'Iran da parte di USA ed Israele è tale da non aver bisogno di presentazioni, e non diversamente potremmo dire per l'Arabia Saudita, che ai negoziati vanta una partecipazione indiretta tramite il Qatar. Anche Turchia ed Egitto analogamente hanno agito da promotori nei colloqui di Islamabad, continuando a recitare un ruolo in quelli a Ginevra. Tant'è che negli ambienti iraniani e dell'Asse della Resistenza l'insorgere di questo nuovo organismo è stato visto pure di buon occhio. A risaltare è quindi il ruolo di deterrenza verso Israele, di cui si vogliono fermare le ambizioni regionali, impedendole nuove azioni a danno della sovranità di altri attori regionali: non solo la guerra all'Iran e le operazioni in Libano, ma anche l'espansionismo a Gaza e in Siria, a tacer poi degli attacchi al Qatar, che secondo il punto di vista del quartetto non devono più ripetersi e richiedono energici provvedimenti per una loro revoca. La questione palestinese, cominciando da Gaza, diventa qui l'obiettivo più elevato in termini sia storici che simbolici.

 

Dinanzi al declino dell'influenza americana nella regione, e alla sua sempre più esposta incapacità nel frenare Israele, a sua volta sempre più minacciosa e fuori controllo, c'è chi teme l'abbandono e chi vede nuove prospettive per superiori margini di autonomia. Il Pakistan, la Turchia e l'Egitto, sotto questo aspetto, si presentano come emergenti e funzionali forze deterrenti a tutela dei Paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo), Arabia Saudita e Qatar per primi. Il riequilibrio della forza è una garanzia per la loro sovranità e una maggior coesione ed autonomia strategica del nascente blocco mediorientale. 

 

Tuttavia, mentre qualcuno evacua dalla regione, stimolando gli attori locali ad assumere maggiori iniziative, altri a loro volta vi si affacciano, presentandosi come interlocutori realistici ed affidabili. E' il caso della Cina, che vanta ottimi rapporti con tutti e quattro i membri dello STEP, dagli accordi per la BRI (Belt and Road Initiative) ai grandi investimenti in Pakistan, dalle relazioni energetiche con l'Arabia Saudita ai partenariati con Egitto e Turchia). Rafforzando ed esprimendo per il solo fatto di esistere l'affermazione di un ordine multipolare anche a livello mediorientale, il quartetto può fornire a Pechino un potente ed organico interlocutore dai comuni punti di vista in tema di stabilità, economia, commerci, connettività e sicurezza oltre il solo quadro regionale. Nondimeno, anche la Russia si presenta sempre più come un importante referente per il quartetto: con la Turchia ha una crescente sintonia sul dossier siriano, con l'Arabia Saudita un positivo coordinamento in ambito OPEC+, con l'Egitto uno storico legame in rinnovato sviluppo e così pure col Pakistan. 

 

In sostanza, mentre i nostri occhi sono rivolti soprattutto ai negoziati a Ginevra, tra USA e Iran, anche altri tavoli sono al lavoro, per la costruzione di un Medio Oriente pronto oggi a vestirsi con nuove architetture di sicurezza. Mentre collassa il vecchio ordine, fondato sulla Pax Americana, nuove fondamenta e nuove costruzioni vengono gettate, a garanzia di un più stabile futuro.

 

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