contatti@lenuoveviedelmondo.com

Le Nuove Vie del Mondo


facebook

Le Nuove Vie del Mondo

Quaderno di approfondimento geopolitico.

.


facebook

 @ All Right Reserved 2020

 

​Cookie Policy | Privacy Policy

Putin a Pechino: amicizia e strategia, oltre la cooperazione

21-05-2026 16:38

Filippo Bovo

Putin a Pechino: amicizia e strategia, oltre la cooperazione

L'incontro a Pechino tra Vladimir Putin e Xi Jinping, confrontato a quello che soli pochi giorni fa visto il Presidente cinese ricevere Donald Trump,

1536x864_cmsv2_1630f538-33f5-580.webp

L'incontro a Pechino tra Vladimir Putin e Xi Jinping, confrontato a quello che soli pochi giorni fa visto il Presidente cinese ricevere Donald Trump, ci ricorda quanti l'ordine unipolare sia sempre più un ricordo del passato. Beninteso, alla sua esistenza molti fattori si frapponevano, esattamente come in precedenza altri ancora se ne frapponevano a quella dell'ordine bipolare: mai, né il primo, né il secondo, sono mai davvero stati tali da monopolizzare gli equilibri globali. Numerosi paesi sfuggivano al pieno allineamento a Stati Uniti ed Unione Sovietica prima, e ai soli Stati Uniti poi; l'esempio dei Non Allineati, benché non unico, è senz'altro il primo a cui si possa pensare. Il predominio di quei due ordini, tra il 1945 e il 1990 il primo e dal 1990 a poco tempo fa il secondo, è dunque sempre stato relativo, lungi dal costituire una maggioranza assoluta. In generale, l'ordine internazionale è sempre stato multipolare; ciò che da contemporanei abbiamo voluto chiamare bipolarismo ed unipolarismo sono solo stati dei suoi assetti momentanei, relativi alla seconda metà del Novecento e ai primi decenni del Duemila.


La fine, nell'ordine, di queste due maggioranze relative, Stati Uniti ed Unione Sovietica prima, e i soli Stati Uniti poi, semplicemente vede un riequilibrio di un ordine per sua natura da sempre plurale e ben distribuito nelle forze in campo tra Oriente ed Occidente, con future prospettive per un maggior riequilibrio anche tra Nord e Sud. Ciò avviene sulla scia di fattori economici già in atto da decenni, che hanno corretto la "Grande Stortura", sorta dopo la Rivoluzione Industriale a favore dell'Occidente, col progressivo trasferimento del PIL mondiale ad Oriente, verso le economie asiatiche, Cina ed India in particolare. Così sostanzialmente era sempre stato fino ai primi dell'Ottocento, e così da anni è tornato ad essere; e non è un mistero che, quando inizi a muoversi l'economia, anche la politica a sua volta non tardi a seguirla. 


Ciò pone le condizioni affinché in futuro si verifichi anche una redistribuzione a beneficio dei paesi del Sud Globale, tendenza peraltro avvertibile già da anni: il solo interscambio tra economie dell'Oriente e dell'Africa, e l'aumento progressivo nel PIL di quest'ultime, sono chiari indicatori a cui assistiamo da tempo. Anche questo riequilibrio, non sorprenderà, è un altro elemento ad onore della storia, giacché sempre fino a pochi secoli fa la ricchezza mondiale, unitamente alla capacità di produrla, risultava maggiormente diffusa nel Sud Globale rispetto ad oggi, dall'Africa all'America Latina. Ignorare la storia dei grandi regni ed imperi che segnarono quei due grandi continenti, prima dell'epoca coloniale avviata dall'Occidente riconsolidatosi a partire dal XV Secolo ed ancor più dopo la Rivoluzione Industriale, o persino cancellarla, come spesso proprio in Occidente è stato fatto, non significa poter pensare che non sia mai esistita.

 

I due giorni di visita del Presidente Putin a Pechino hanno coinciso col 25° Anniversario del Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole tra Cina e Russia, unitamente celebrato, e posto l'occasione per rafforzare ulteriormente il Partenariato Strategico Bilaterale, elevato alle sfide della Nuova Era, con vari accordi politici ed economici e dichiarazioni congiunte. L'accoglienza tributata al Presidente russo è stata ritenuta nel complesso superiore a quella goduta pochi giorni prima dal suo omologo americano, seppur con sfumature quasi impercettibili agli occhi di un osservatore occidentale: all'aeroporto Putin è stato accolto dal Ministro degli Esteri, Wang Yi, mentre a ricevere Trump è stato il vicepresidente, Han Zheng. 

 

Se a livello costituzionale il vicepresidente risulta un gradino sopra al ministro degli Esteri, va però ricordato che il primo a differenza del secondo non è parte dei vertici del PCC. In definitiva, Trump, visto come una figura ancora in attesa di collocazione nelle strategie di Pechino, è stato ricevuto soprattutto dallo Stato, mentre Putin, con cui il dialogo e la cooperazione sono di antica data, è stato accolto in primo luogo dal Partito, ad indicare una relazione strategica ben oltre il breve e medio periodo. Non a caso, anche in quest'occasione, Xi ha parlato di Putin come di un “vecchio amico”, mentre anche il Cremlino ha confermato che la relazione tra Cina e Russia è giunta oggi “ad un livello senza precedenti”.

 

Al termine dei vari colloqui, è stata annunciata la firma di una Dichiarazione Congiunta e il lancio di vari accordi bilaterali, oltre ad iniziative culturali come gli “Anni dell'Istruzione Russia-Cina 2026-2027”.  La Dichiarazione Congiunta, documento di grande rilievo politico e sistemico, s'inserisce nel solco tracciato dal Trattato del 2001, segnandone la promozione al rango di Partenariato Strategico Globale di Coordinamento per una Nuova Era. I due giganti del blocco eurasiatico, nelle vicendevoli avversità vissute nel trentennio dell'unipolarismo a guida americana, hanno non solo superato le contraddizioni che li avevano in precedenza allontanati, a cominciare dalla famosa rottura tra Mao Zedong e Nikita Kruscev del 1961; ma persino gettato le fondamenta di un'alleanza fattasi di anno in anno sempre più strategica e a multipli livelli. 

 

Si è così realizzato e fortificato il maggior incubo geopolitico degli Stati Uniti: Cina e Russia sempre più unite, laddove riuscire a tenerle distanti tra loro aveva sempre costituito il principale obiettivo e successo degli strateghi americani. Eppure, qualcuno potrà obiettare, quella distanza tra i due giganti era un fatto ormai sepolto sin dall'ultimo decennio del Novecento, col lancio negli Anni Duemila, oltre che del Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole, di progetti di portata plurigenerazionale come ad esempio l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), la cui rilevanza non a caso in tutti questi anni non ha fatto altro che crescere. In definitiva, l'incapacità di poter incidere sulla solidità di quell'unità, tutto facendo per romperla senza comunque riuscirvi, testimonia tanto la relatività quanto la transitorietà del predominio unipolare americano, oggi visibilmente tramontato.

 

Come notato dal consigliere del Cremlino, Jurij Ushakov, il momento probabilmente più importante di tutta la visita è stato quello del colloquio informale tra i due Presidenti: quell'atmosfera così amicale, non vista col Presidente Trump, ha permesso di discutere di temi politicamente profondi e non solo di questioni economiche e commerciali. Anche questo è un altro segnale dell'alto grado di fiducia reciproca che unisce le due potenze: per entrambe, gli Stati Uniti sono un partner troppo importante da ignorare e di cui difficilmente si potrà ancora per lungo tempo fare a meno, ma non il preferito o quello di cui potersi davvero mai fidare. Non vi è quel medesimo grado di sintonia, prima ancora che di fiducia. 

 

Tra i temi toccati, alla luce della recente scadenza del Trattato New START, la condanna congiunta delle provocazioni di natura nucleare e della corsa agli armamenti; la necessità di risolvere il conflitto in Ucraina col dialogo e gli strumenti politici, mettendo al bando ipotesi di modifiche territoriali; e per quanto riguarda i conflitti in Medio Oriente, un “cessate il fuoco globale”, da applicarsi con estrema urgenza, impedendo una ripresa delle ostilità e favorendo il mantenimento dei negoziati. Gli attacchi di Stati Uniti ed Israele all'Iran hanno ricevuto la comune condanna dei due Presidenti, costituendo una grave violazione del diritto internazionale che mette a repentaglio la stabilità e la sicurezza dell'intero Medio Oriente. Non diverso il discorso per Gaza, per la quale ugualmente è stato invocato un cessate il fuoco con un palpabile inasprimento dei richiami ad Israele. Anche altri episodi che hanno fortemente turbato la legalità internazionale hanno ricevuto un duro richiamo, come ad esempio “il rapimento sfacciato di leader nazionali per processarli”, chiaro riferimento alla recente vicenda che ha riguardato il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, con un occhio rivolto anche a nuove e dichiarate mire da parte della Casa Bianca, rivolte stavolta all'anziano ex Presidente cubano Raul Castro. 

 

Infine la cooperazione energetica, tecnologica e militare, che nel rapporto privilegiato tra Cina e Russia costituisce senz'altro un tema di comprovata centralità: sia il consigliere Ushakov che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov hanno parlato di accordi di ampia portata soprattutto in materia energetica, relativi oltre che al secondo tracciato del gasdotto Power of Siberia anche ad altre ambiziose infrastrutture ed intese comuni. Restano ancora molti elementi che gran parte della stampa, soprattutto del nostro emisfero, tende ad annebbiare; ma la portata di tali accordi, ben 40, resta ad ogni modo avvertibile anche solo per banale buon senso. I due giganti eurasiatici commerciano tra loro al 90% nelle rispettive valute, con un interscambio bilaterale ormai sopra i 200 miliardi di dollari, mentre con ponderazione e pianificazione strategica, senza corse e fughe in avanti, stabiliscono i loro comuni e vicendevoli interessi. La stampa occidentale, come ormai dovremmo ben sapere, non può capire, ovvero spesso si rifiuta di capire, questo senso del tempo e dell'azione. 

image-868

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le novità e gli ultimi articoli del Blog