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Il Belt and Road Forum: costruire e cooperare, non chiudere e distruggere

21-10-2023 16:56

Filippo Bovo

Il Belt and Road Forum: costruire e cooperare, non chiudere e distruggere

A Pechino, nelle giornate tra il 17 e il 18 ottobre scorsi, s'è tenuto il terzo summit internazionale del Belt and Road Forum, caduto proprio nel dece

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A Pechino, nelle giornate tra il 17 e il 18 ottobre scorsi, s'è tenuto il terzo summit internazionale del Belt and Road Forum, caduto proprio nel decennale dell'avvio della BRI ("Belt and Road Initiative", più comunemente nota nel nostro paese come “Nuova Via della Seta”). Era stato infatti nel settembre del 2013, in occasione di una sua visita di Stato nel vicino Kazakistan, che il Presidente cinese Xi Jinping ne aveva annunciato l'avvio: oggi, la BRI coinvolge ben 150 paesi dei 193 che siedono all'Assemblea delle Nazioni Unite. Espressione di tutti i continenti, questi paesi costituiscono oltre la metà del PIL e più del 75% della popolazione del mondo; ciò può darci un'indubbia idea di quanto ambiziosa e fortunata sia stata l'iniziativa cinese, tale da guadagnarsi comprensibilmente l'interesse e la fiducia di tutti i suoi attuali partner, di vecchia o di nuova data.

 

Non a caso nel suo discorso d'apertura, il Presidente cinese Xi Jinping, ricevendo rappresentanze e delegazioni di 150 paesi oltre a numerose organizzazioni internazionali, ha voluto fare un cenno anche all'antica Via della Seta, che vedeva le rotte carovaniere collegare la Cina all'Europa, attraversando l'Asia Centrale e il Medio Oriente fino ad approdare al Mediterraneo. A quel tempo, le carovane dell'antica Via della Seta avevano nel cammello il loro principale se non unico strumento di locomozione, mentre oggi la BRI può contare su ben più rapidi ed imponenti reti di collegamento, come strade, porti e ferrovie. In tal senso gli enormi investimenti infrastrutturali mossi dalla BRI e in vasta parte finanziati proprio dalla Cina hanno permesso ben più che positive ricadute: il commercio nei 155 paesi che ne sono coinvolti è aumentato del 4,1%, mentre i costi per i trasporti globali del 2,2%; mentre nella sola area del Pacifico e del Sud Est Asiatico i paesi partner hanno beneficiato di una crescita del loro PIL tra il 2,6 e il 3,9%. Giova infatti dire, a questo punto, come alle rotte via terra che storicamente più o meno ricalcherebbero le rotte dell'antica Via della Seta, al loro fianco sia sorta pure una “Cintura Marittima del 21° Secolo” della BRI, che comporta immensi investimenti nella cantieristica navale, nel potenziamento di vecchi porti e nella realizzazione di nuovi, e di varie altre infrastrutture che vi sono collegate: non a caso si parla, per intendere la BRI, di “One Belt One Road”, ovvero “Una cintura (di mare) e di una strada (di terra)”.

 

Xi Jinping ha ben illustrato tutti questi come altri progetti nel corso del proprio discorso: ad esempio, la costruzione di una “rete di collegamenti multidimensionale”, che passa dal potenziamento della “China-Europe Railway Express” alla partecipazione nel “Trans Caspian International Transport Route”, ospitando l'apposito Forum dedicato proprio a tali infrastrutture (come la "China-Europe Railway Express Cooperation Forum"); al tempo stesso, l'incentivo all'integrazione di porti, spedizioni e servizi commerciali nel “New International Land-Sea Trade Corridor” e nella “Silk Road Maritime”, altro nome con cui è conosciuta la “Belt” o “Cintura”. Ancora, sostenere lo sviluppo di un'economia mondiale aperta, ad esempio con zone pilota nel percorso della BRI per la cooperazione nell'e-commerce, o con l'avvio di trattati di libero scambio ed accordi per la tutela degli investimenti in sempre più paesi, compresi anche maggiori aperture di Pechino agli investimenti esteri nella propria manifattura; il miglioramento negli scambi e nei commerci transfrontalieri, come dell'accesso al mercato del digitale e di altri prodotti, fino ad introdurre nuove e più riforme nelle imprese di Stato, nell'economia digitale, nella proprietà intellettuale e nelle forniture governative. Ogni anno la Cina ospiterà la “Global Digital Trade Expo”, che va a coinvolgere un settore in tutto il mondo in continua ascesa. Si prevede, non a caso, che nel prossimo quinquennio la Cina vedrà aumentare il suo commercio in beni e servizi di 32 e 5 trilioni di dollari rispettivamente.

 

Questo implicherà pure, va da sé, il portare avanti una cooperazione sempre più volta al piano pratico, ad esempio con progetti e programmi per l'accesso a sempre più “piccoli ma utili” mezzi di sussistenza; a tal proposito la “China Development Bank” e la “Export-Import Bank of China” metteranno a disposizione progetti d'investimento per 350 miliardi di yuan, mentre un ulteriore investimento di 80 miliardi di yuan sarà iniettato nel “Silk Road Fund”. Insieme, tutti questi capitali sosterranno i progetti della BRI nei rami del commercio e degli affari. Solo nel summit del 17 e 18 ottobre, del resto, sono stati conclusi accordi d'investimento pari a 97,2 miliardi di dollari, che ad esempio vedranno la Cina attiva nell'effettuare mille diversi progetti d'assistenza per i mezzi di sussistenza e i beni di prima necessità, oltre a cooperare nel rafforzare la vocazione all'apprendimento tramite numerose iniziative come ad esempio le Officine Luban. Gli sforzi condotti implicheranno anche il miglioramento nella protezione e nella sicurezza di tutto il personale coinvolto in ogni progetto relativo alla BRI. 

 

In un mondo sempre più motivato al rispetto dell'ambiente, la BRI aumenterà inoltre sempre più i propri sforzi per promuovere lo “sviluppo verde”, col sostegno a trasporti, infrastrutturi ed energia green, oltre al forte attivismo di Pechino nel continuare a portare avanti la “BRI International Green Development Coalition”, così come altre ormai importanti realtà del settore come la “BRI Green Innovation Conference”. Implementando la “Green Investment Principles for the Belt and Road”, Pechino fornirà fino al 2023 oltre 100mila opportunità di formazione tecnica, scientifica e professionale ai suoi vari paesi partner. Questo sarà uno degli essenziali tasselli dell'intento di procedere sempre più verso l'innovazione scientifica e tecnologica, col supporto tramite il “Belt and Road Science, Technology and Innovation Cooperation Action Plan”, oltre ad ospitare la prima “Belt and Road Conference on Science and Technology Exchange”: ciò vedrà l'aumento ad almeno cento laboratori scientifici congiunti nei prossimi cinque anni, col coinvolgimento di nuovi giovani scienziati e ricercatori di tutti i paesi partecipanti. Anche il recente affacciarsi dell'Intelligenza Artificiale, con tutte le importanti ricadute che intuibilmente sempre più avrà nel futuro, implica la necessità di tenerne debitamente conto, e a ciò servirà un altro importantissimo progetto lanciato proprio in occasione di questo summit, la "Global Initiative for Artificial Intelligence (AI) Governance".

 

Ancora, importantissimi gli scambi culturali e tra persone: la Cina, in tal senso, ospiterà il “Liangzhu Forum” proprio per migliorare il dialogo sulle civilizzazioni tra i paesi partner della BRI; inoltre, in aggiunta ai vari “Silk Road International League of Theaters”, “Silk Road International Arts Festival”, “International Alliance of Museums of the Silk Road”, “Silk Road International Alliance of Art Museums”, e “Silk Road International Library Alliance”, vedrà ora i natali anche la “International Tourism Alliance of Silk Road Cities”. Tutto questo favorirà una sempre maggior coesione ed integrazione della BRI ed ulteriori ed enormi vantaggi per le varie compagnie ed istituzioni che vi sono legate, favorendo ancor più la cooperazione su basi di mutualità, anche con piattaforme comuni per l'energia, il fisco, la finanza, lo sviluppo verde, la prevenzione dei disastri naturali, la lotta alla corruzione, il potenziamento della cultura e via dicendo.

 

Nella sostanza, s'è trattato di un importante segno della volontà di continuare a costruire e cooperare, anche come risposta ad una parte del mondo che invece sempre più vorrebbe distruggere i vecchi ponti e chiudersi in se stessa, come attualmente soprattutto USA ed UE sembrano oggi intenti a fare, e che tuttavia costituisce per loro, per le loro economie e per i loro cittadini, più un danno che un beneficio. 

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