
Che l'AUKUS, fortemente voluto da Biden ed in subordine anche da Johnson (fortemente ma anche confusamente, potrebbe però dire qualcuno guardando anche soltanto allo stesso Biden, che in conferenza stampa, dinanzi ai giornalisti, non ricordava più quale fosse il nome del premier australiano, Morris, terzo contraente dell'alleanza), parta azzoppato e con scarse premesse per il futuro, è cosa su cui si può ormai scommettere con sempre più facilità.
In questo momento, d'altronde, tanto Biden quanto Johnson si ritrovano a dover fronteggiare una grave crisi di popolarità, legata alla gestione delle loro vicende interne ma anche di quelle estere. La "tegola" rappresentata dalla frettolosa evacuazione dall'Afghanistan, poi, oltre ad infangare la reputazione militare dei due paesi, che erano i principali esponenti dell'alleanza NATO-ISAF, ha avuto anche chiari e comprensibili contraccolpi pure sulla loro personale reputazione politica. Non solo, ma ha anche seminato delle indesiderate incomprensioni pure fra i due paesi, dato che anche all'aeroporto di Kabul i Marines USA e i Royal Marines britannici nelle ultime fasi dell'evacuazione si guardavano in cagnesco fra di loro, temendo reciprocamente che gli unici potessero prendere iniziative controproducenti per gli altri. Forse anche questo spiega il motivo per cui Biden, mal consigliato, ha pensato di rialzare la posta anche col premier britannico proponendogli di entrare in società con lui in questa nuova impresa, ovvero l'AUKUS.
Ciò, in ogni caso, non è bastato ad evitare nuove ed impreviste sorprese stavolta provenienti proprio dal vertice militare americano: il Capo di Stato Maggiore Milley e il Comandante Operativo McKenzie hanno smentito quanto precedentemente detto in pubblico da Biden, circa il fatto di esser stato consigliato da loro a "fuggire" tanto repentinamente dall'Afghanistan. Al contrario, lo avevano consigliato a mantenere le truppe nel paese proprio per ricontrattare coi Talebani una partenza più ordinata, sicura e decorosa. Biden aveva poi preferito non ascoltare i militari per seguire invece il parere dei suoi consulenti politici, che puntavano a ben altro: tant'è che, dopo i primi annunci di voler presidiare l'aeroporto di Kabul fino alla fine di agosto, ha invece ceduto anche alla loro richiesta di velocizzare ancor più i tempi concludendola con qualche giorno di anticipo.
E' così emersa, denunciata pubblicamente dallo stesso vertice militare americano, la frattura fra questi ultimi e la parte politica, a cui l'Amministrazione preferisce dar consiglio per prendere le proprie iniziative (che poi impone a quella militare, costretta per tradizione ad obbedire indipendentemente che la apprezzi o meno, come anche i recenti "inciampi" testimoniano). Ma, peggio ancora, l'atteggiamento del Presidente che, non volendo assumersi le proprie responsabilità e coprendo la "parte politica" (membri del suo staff e dell'Amministrazione più corredati in ideologia che in strategia, con tutto il relativo corollario di lobby, gruppi di pressione e think thank vari), finisce poi per scaricare le colpe proprie e dei suoi consulenti "politici" sui militari che invece lo avevano sempre pregato di fare il contrario.
Del resto, anche lo stesso AUKUS pare quasi essere il frutto di dichiarazioni tanto roboanti quanto fumose, dove non mancano le bugie o quantomeno le imprecisioni, date le modalità con cui Biden coadiuvato da Johnson coinvolto nel frattempo ha convinto anche il premier Morrison a partecipare al suo "patto dei sottomarini". I sommergibili nucleari che verranno forniti all'Australia, per un valore totale di cento miliardi di dollari, prendono il posto di quelli francesi, col risultato che di fronte ad un contratto strappato senza alcun rispetto degli accordi presi è andato su tutte le furie. A tacer poi del fatto che né la NATO né l'UE sono state in generale informate di alcunché, a dimostrazione che per certe "faccende" Stati Uniti ed Inghilterra preferiscono decisamente far soli, considerando la NATO una "pezza d'appoggio" nell'Europa continentale esattamente quanto l'Australia può esserlo in Oceania. Quando c'è bisogno d'intervenire nel Mediterraneo o sul "fronte russo", ecco che allora si ricorre ai paesi NATO dell'Europa continentale, mentre quando c'è da intervenire in un altro scenario, come in questo caso quello del Pacifico meridionale e dell'Oceania, si ricorre all'Australia, in attesa di poter magari un giorno foderare un po' di più l'impresa con qualche altro attore locale, al momento non proprio disponibile.
Commentando la nascita dell'AUKUS, dalla Cina non hanno tardato a sottolineare come i primi sommergibili non potranno essere consegnati prima di dieci anni, per un arco temporale non inferiore ai trent'anni. Nel frattempo, molta acqua sarà passata sotto i ponti, non soltanto in termini di evoluzioni politiche, ma anche di progressi tecnologici. L'affermazione dell'intelligenza artificiale, su cui la Cina per prima è all'avanguardia, permetterà per esempio di rendere nel frattempo le superfici marine visibili non soltanto da satellite ma anche da droni invisibili ai radar, permettendo intuibilmente di localizzare e "neutralizzare" qualunque obiettivo in men che non si dica. Quei sommergibili, dunque, malgrado gli aggiornamenti che li accompagneranno nel tempo, potrebbero davvero risultare tecnologia obsoleta nel giro di pochi anni, presumibilmente ancor prima che gli australiani abbiano finito di pagarli.
Del resto, che la Cina non millanti sulle sue acquisite conoscenze scientifiche e tecnologiche ne abbiamo ogni giorno più di una prova. Si pensi, per esempio, anche alla nuova stazione spaziale (nome ufficiale "Città Celeste", in cinese "Thian Cheng") attualmente in progetto: con una lunghezza iniziale di un chilometro, diverrà operativa entro il 2030, plausibilmente anche prima. La nuova stazione, che consacra la Cina come principale concorrente degli Stati Uniti e della NASA anche nell'ambito della corsa allo spazio, sarà in grado di creare al proprio interno una gravità artificiale e conseguentemente di ospitare anche attività umane nel lungo termine.
Con un lungo ciclo vitale, la "Città Celeste" potrà funzionare da centrale elettrica che sfrutta l'energia solare, ed ospitare fino a centinaia di "taikonauti" (il nome cinese degli astronauti o cosmonauti), tra i quali ovviamente anche moltissimi "turisti spaziali": un sonoro ceffone anche ai Musk e compagnia bella. La Fondazione Cinese per le Scienze Nazionali, che ha approvato il progetto, provvederà a finanziarlo entro la fine dell'anno per realizzarne un suo primo nucleo entro il 2024.
Di fronte ad una simile progressione tecnico-scientifica da parte cinese, l'AUKUS rischiererà di apparire di anno in anno sempre più quello che già adesso è: una grande occasione per l'apparato "militar-industriale" anglo-americani per far cassa a spese dell'alleato di turno, e per creare l'ennesima "fabbrica di stipendi" per militari e consulenti ridotti sempre più a meri "dipendenti pubblici" che tirano soprattutto ad intascar la busta paga a fine mese.
